Teoria sulla Coscienza di Bernardo Kastrup
Per molto tempo la domanda è rimasta sospesa tra filosofia e fisica: se la materia non basta a spiegare la coscienza (perché ci sia "qualcosa che si prova" a essere un cervello), forse il problema è proprio nel punto di partenza? E se a essere fondamentale non fosse la materia, ma la coscienza, e se quello che chiamiamo "mondo fisico" fosse solo il modo in cui la coscienza appare dall'esterno?
Esiste una prospettiva che non parte né dalle neuroscienze né dalla mistica, ma dalla filosofia analitica più rigorosa e dalla psicologia della dissociazione. È quella di Bernardo Kastrup, filosofo e scienziato olandese di origine brasiliana, doppio dottorato (in filosofia all'Università di Radboud e in informatica, con specializzazione in intelligenza artificiale), ex ricercatore al CERN e ai laboratori Philips, oggi direttore della Essentia Foundation. La sua proposta, chiamata idealismo analitico, è una delle teorie della coscienza più ambiziose, e provocatorie, del panorama contemporaneo.

Bernardo Kastrup
Kastrup non propone una teoria materialista della coscienza, e neanche una teoria spiritualista nel senso tradizionale. Il suo approccio è ontologico: sostiene che la domanda giusta non sia "come il cervello produce la coscienza?" ma "perché dovremmo presumere che la materia esista come categoria fondamentale, quando l'unica cosa di cui abbiamo evidenza diretta è l'esperienza cosciente?"
Per spiegarlo, ricorre a un'analogia clinica spiazzante: il Disturbo Dissociativo dell'Identità (DID), quello che un tempo si chiamava "personalità multipla". Usando questa analogia, Kastrup sostiene che siamo "alter" dissociati di una coscienza universale: a causa della dissociazione, crediamo di essere menti individuali. Immaginate una sola mente cosmica, immensa, senza confini, che a un certo punto sviluppa una struttura simile a quella di una persona con DID: si scinde in molte personalità apparentemente separate, ognuna delle quali, dall'interno, è convinta di essere un soggetto autonomo, di vivere in un mondo esterno, di non sapere cosa stanno facendo le altre. Voi, io, ogni essere vivente, saremmo alter di quell'unica Mente, e il "mondo esterno" che vediamo intorno a noi sarebbe semplicemente l'aspetto che assume, vista da fuori dei nostri confini dissociativi, l'attività mentale del resto di quella Mente.
Rappresentazione concettuale dell'idealismo analitico. (Le opere principali di Kastrup sono "Why Materialism Is Baloney", "The Idea of the World", "Analytic Idealism: A Consciousness-Only Ontology" e il più recente "Analytic Idealism in a Nutshell" del 2024. Tutti i suoi lavori sono accessibili dal sito bernardokastrup.com)
Da qui il rovesciamento radicale: non è il cervello a produrre la coscienza, è la coscienza a produrre il cervello. Il cervello che possiamo osservare con la fMRI è semplicemente come appare, dall'esterno, il processo cosciente che siete voi. Come un cruscotto di aereo non crea il volo, ma lo rappresenta, così il cervello non crea l'esperienza: la rappresenta, vista da un altro alter.
In questo quadro, l'essere umano non è un'eccezione cosciente in un universo di materia inerte, ma una localizzazione cosciente in un universo già interamente cosciente. Kastrup articola questa visione in alcune intuizioni chiave, ciascuna corrispondente a un passaggio della sua ontologia:
Mind at Large (la Mente Universale) → L'unica realtà fondamentale è un campo unitario di soggettività fenomenica, senza confini spaziali, non personale, da cui ogni cosa emerge. Non è una "cosa", è il contesto in cui ogni cosa accade. Non ha una personalità, non ha intenzioni umane: è più simile a un'attività istintiva, vasta, autopropulsiva.
Dissociazione (gli alter) → Per ragioni che hanno a che vedere con l'evoluzione e con il metabolismo, certe regioni di questa Mente sviluppano confini interni, esattamente come accade in un paziente con DID. Ognuno di questi confini delimita un alter: voi, me, ogni organismo vivente. Ciò che chiamiamo "vita" è proprio questo: un processo dissociativo locale dentro la Mente universale.
Impingement (il mondo esterno) → Tutto ciò che è "al di là" del nostro confine dissociativo, le altre persone, gli oggetti, le galassie, è la rappresentazione esterna dell'attività mentale degli altri alter o del resto della Mente. I nostri organi di senso non aprono una finestra su un mondo materiale: sono come gli strumenti di un cruscotto, mostrano una rappresentazione utile alla sopravvivenza di ciò che esiste, in sé, come pura attività mentale.
Il corpo, in questa visione, non è il contenitore della coscienza, ma l'immagine esterna di un processo cosciente. Non sei un fantasma in una macchina: sei un movimento dentro una Mente, e il tuo cervello è semplicemente come quel movimento appare visto da fuori. Questa mossa, sostiene Kastrup, dissolve il "problema difficile" di Chalmers: non c'è bisogno di spiegare come la materia produce l'esperienza, perché non c'è mai stata materia "in sé". L'idealismo analitico sostiene che siamo tutti processi dissociativi, "alter" (personalità alternate) nell'unica mente della natura. Tu sei un alter dissociato della natura, qualcosa che la natura sta temporaneamente facendo.
Le tre componenti dell'ontologia (Mind at Large, dissociazione, impingement) non sono tre principi separati, ma tre livelli di descrizione di un unico fenomeno: una Mente che si scinde in molte prospettive per fare esperienza di sé. Quando un alter "muore", la dissociazione si interrompe e quel particolare punto di vista cessa, ma la coscienza che lo sosteneva no: torna semplicemente al campo da cui non si era mai davvero separata. È per questo che Kastrup ha dedicato pagine intere alle esperienze di pre-morte e agli stati psichedelici: in entrambi, secondo lui, la dissociazione si allenta, e l'alter sperimenta una temporanea riconnessione con la Mente universale.
Siamo tutti alter dissociati di una sola coscienza universale, e ciò che chiamiamo mondo fisico è semplicemente come questa coscienza appare quando la guardiamo da fuori dei nostri confini.
Molte di queste idee sono state sviluppate negli anni in dialogo serrato con la tradizione filosofica (in particolare con Schopenhauer, di cui Kastrup ha proposto una rilettura idealista), con la fisica quantistica (di cui contesta le interpretazioni materialiste), con la psichiatria della dissociazione e con la ricerca sugli psichedelici, in particolare gli studi che mostrano come una riduzione dell'attività cerebrale possa accompagnarsi a un arricchimento dell'esperienza cosciente, un fatto che il materialismo fatica a spiegare ma che si incastra naturalmente con l'idealismo di Kastrup.
La sua posizione è coraggiosa, ma non è priva di critici. Alcuni filosofi sostengono che spostare il problema dal "perché la materia produce coscienza" al "perché una Mente cosmica si dissocia in alter" non risolva davvero nulla: sposta solo la difficoltà di un piano. Perché esattamente una Mente unitaria dovrebbe scindersi? E come fa a farlo, se prima della dissociazione non c'è ancora nessuna struttura, nessun tempo, nessuno spazio? È il cosiddetto problema della decombinazione, simmetrico al problema della combinazione che affligge il panpsichismo. Altri obiettano che l'analogia con il DID, pur affascinante, sia metaforica più che esplicativa: il DID è un fenomeno all'interno di un cervello già esistente, e generalizzarlo a un livello cosmico significa usare il termine in un senso molto diverso, forse troppo elastico. Altri ancora, su un piano più scientifico, contestano che le correlazioni così precise tra stati cerebrali ed esperienza (un certo danno cerebrale produce quel deficit specifico, sempre) si spieghino meglio se il cervello produce l'esperienza, e non se la rappresenta soltanto.
Altri, al contrario, apprezzano proprio l'audacia del gesto: in un panorama in cui il materialismo viene spesso dato per scontato come "default" scientifico, una proposta che lo rovescia con strumenti analitici rigorosi, e che lo fa partendo non da dogmi spirituali ma da osservazioni empiriche (gli studi sugli psichedelici, le esperienze di pre-morte, la fenomenologia della dissociazione), costituisce uno dei tentativi più ambiziosi di riportare la coscienza al centro della metafisica, senza scorciatoie mistiche ma anche senza cedere alla riduzione neurale.
A presto,
Il Team di Quantyoum Letters 😊
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