Teoria sulla Coscienza di David Rosenthal
Per molto tempo la domanda è rimasta sospesa tra filosofia della mente e psicologia cognitiva: cosa distingue, esattamente, uno stato mentale di cui siamo consapevoli da uno che ci passa dentro senza che ce ne accorgiamo? Il cervello elabora continuamente informazioni che non emergono mai alla coscienza (riflessi, processi automatici, percezioni subliminali); cos'è quel "qualcosa in più" che, quando si aggiunge, trasforma un'elaborazione cieca in un'esperienza vissuta?
Esiste una prospettiva che non parte dalla biologia né dalla metafisica, ma dalla logica della rappresentazione mentale e dalla tradizione analitica anglosassone. È quella della Higher-Order Thought Theory (HOT, in italiano "Teoria dei Pensieri di Ordine Superiore"), sviluppata principalmente dal filosofo americano David Rosenthal, professore di filosofia al Graduate Center della City University of New York, allievo dell'Università di Chicago e di Princeton. È una delle teorie della coscienza più discusse, e logicamente più stringenti, della filosofia analitica contemporanea.

David Rosenthal
Rosenthal non propone una teoria neuroscientifica della coscienza. Il suo approccio è dichiaratamente concettuale: sostiene che la domanda giusta non sia "dove nel cervello accade la coscienza?" ma "qual è la struttura logica che distingue uno stato mentale cosciente da uno inconscio, indipendentemente da come il cervello la realizzi?"
Per spiegarlo, ricorre a un'osservazione semplice ma vertiginosa, che chiama principio di transitività: uno stato mentale è cosciente se, e solo se, siamo consapevoli di averlo. Sembra una tautologia, ma non lo è. Immaginate di essere immersi nella lettura di un libro: a un certo punto vi accorgete che da venti minuti, sullo sfondo, c'era il ronzio del frigorifero. Era nel vostro campo uditivo, il cervello lo stava processando, ma non era cosciente. Nel momento esatto in cui ve ne accorgete, diventa cosciente. Cos'è cambiato nel suono? Niente. Cos'è cambiato in voi? È sopraggiunto un pensiero su quel suono: il pensiero che lo state sentendo. La proposta di base è questa: uno stato mentale cosciente M, mio, è uno stato che sta effettivamente causando un pensiero attivato (in genere non cosciente) che io ho M, e lo sta causando in modo non inferenziale.
Da qui il nome della teoria: la coscienza non è una proprietà intrinseca degli stati mentali, ma una proprietà relazionale. Uno stato (vedere il rosso, sentire il ronzio, provare dolore) diventa cosciente solo quando un altro stato mentale, di ordine superiore, lo prende per oggetto e "dice" di lui: "questo sta accadendo a me, adesso".
I lavori principali di Rosenthal sono raccolti nel volume "Consciousness and Mind" del 2005 e in numerosi articoli accessibili dal sito davidrosenthal.org
In questo quadro, l'essere umano non è una creatura che possiede coscienza come si possiede un colore degli occhi, ma un sistema in cui certi stati mentali vengono rappresentati da altri stati mentali, generando così quell'auto-riferimento che chiamiamo "essere consapevoli". Rosenthal articola questa visione in alcune componenti chiave, ciascuna delle quali corrisponde a un passaggio della struttura della coscienza:
Stato di primo ordine → L'evento mentale che ha un contenuto sul mondo o sul corpo: vedere un colore, sentire un suono, provare una fitta di dolore, desiderare un caffè. Questo stato, di per sé, non è ancora cosciente. Il cervello è pieno, in ogni momento, di stati di primo ordine che restano completamente inconsci, pur orientando il comportamento.
Pensiero di ordine superiore (HOT) → Un pensiero, distinto dal primo, che ha come contenuto lo stato di primo ordine. Non è un pensiero sul mondo, è un pensiero su uno stato mentale tuo: "io sto vedendo del rosso", "io sto provando dolore". Importante: questo pensiero, di solito, non è esso stesso cosciente. Lavora in silenzio, sullo sfondo. Diventa cosciente solo se a sua volta è preso per oggetto da un pensiero di terz'ordine (cosa che accade raramente, in genere durante l'introspezione esplicita).
Causazione non inferenziale → Il HOT non deve essere il risultato di un ragionamento esplicito. Se mi accorgo di essere triste deducendolo dal fatto che sto piangendo, quella deduzione non rende la tristezza cosciente nel senso fenomenico. Il HOT deve essere causato direttamente dallo stato di primo ordine, senza inferenza consapevole. È un meccanismo, non un argomento.
La coscienza, in questa visione, non è un fenomeno fondamentale dell'universo né un effetto magico del cervello: è ciò che accade quando un sistema rappresentazionale è abbastanza sofisticato da rappresentare i propri stati. Senza HOT, gli stati mentali ci sono ancora (il cervello vede, sente, ricorda), ma non c'è nessuno "lì dentro" a cui stiano accadendo. La teoria HOT pone che una forma di consapevolezza di ordine superiore sia necessaria perché un soggetto sia cosciente degli stati mentali che porta. La consapevolezza di ordine superiore, in questa teoria, prende la forma di un pensiero.
I tre elementi (stato di primo ordine, pensiero di ordine superiore, causazione non inferenziale) non sono tre fenomeni separati, ma tre componenti logiche di un unico evento: la trasformazione di un'elaborazione cieca in un'esperienza vissuta. Quando funzionano insieme, c'è qualcuno che vede il rosso. Quando manca il HOT, il rosso viene elaborato dal sistema visivo ma resta subliminale, esattamente come accade nei celebri esperimenti sulla blindsight (la "visione cieca" dei pazienti con lesioni alla corteccia visiva primaria, capaci di indovinare correttamente dove sono gli oggetti senza vederli coscientemente).
Uno stato mentale è cosciente solo quando si è in qualche modo coscienti di essere in quel determinato stato.
Molte di queste idee affondano in una tradizione filosofica antichissima, che parte da Aristotele e passa per Locke, Kant e Brentano, ma Rosenthal le ha riformulate con strumenti analitici moderni a partire dagli anni Ottanta del Novecento, in particolare nel saggio "Two Concepts of Consciousness" del 1986 e poi nel libro Consciousness and Mind del 2005. La teoria si distingue dalle versioni "percettive" (HOP) sostenute da David Armstrong e William Lycan, che considerano la consapevolezza di ordine superiore una sorta di senso interno simile alla percezione: per Rosenthal, invece, si tratta di un pensiero genuino, con contenuto concettuale, non di una percezione.
La sua posizione è elegante, ma non è priva di critici, e di critiche molto serrate. La più nota è il cosiddetto "problema della roccia", formulato da Leopold Stubenberg: se basta un pensiero su X per rendere X cosciente, perché un pensiero su una roccia non rende cosciente la roccia? Rosenthal risponde che il HOT deve essere su uno stato proprio del soggetto, ma i critici insistono che questa restrizione resta in parte stipulativa. Una seconda obiezione, ancora più radicale, viene da chi (come Ned Block) distingue tra coscienza di accesso e coscienza fenomenica: la HOT potrebbe spiegare la prima (il fatto che possiamo riferire i nostri stati), ma non la seconda (il fatto che si provi qualcosa a essere in quegli stati). Il "problema difficile" di Chalmers, da questo punto di vista, resterebbe intatto. Una terza obiezione, particolarmente scomoda, riguarda gli HOT senza bersaglio: Rosenthal ammette che, in linea di principio, basterebbe il pensiero di stare vedendo il rosso (anche in assenza di un effettivo stato di primo ordine) per generare un'esperienza cosciente di rosso. Ma allora, chiedono i critici, qual è davvero il ruolo dello stato di primo ordine? E gli animali, e i neonati, che presumibilmente non possiedono ancora concetti elaborati come "stato mentale", sono per questo non coscienti? Conclusione che molti trovano controintuitiva.

Altri, al contrario, apprezzano proprio il rigore del gesto: in un panorama in cui la coscienza viene spesso trattata come mistero irriducibile o liquidata come illusione, un approccio che la riconduce a una struttura logica precisa (e quindi, in linea di principio, modellabile, simulabile, falsificabile attraverso le sue implicazioni comportamentali) costituisce uno dei tentativi più disciplinati di rendere la coscienza un oggetto di indagine razionale e non un appello al mistero. Negli ultimi anni, neuroscienziati come Hakwan Lau e Joseph LeDoux hanno proposto versioni neurali della HOT, identificando reti corticali (in particolare nella corteccia prefrontale) che potrebbero implementare i pensieri di ordine superiore, trasformando una teoria filosofica in un programma di ricerca empirica.
E forse, anche se l'idea può sembrare strana al senso comune (siamo abituati a pensare alla coscienza come a una luce diretta sul mondo, non come a uno specchio che rimanda altri specchi), c'è qualcosa di profondamente illuminante nella visione di Rosenthal: ogni volta che vi accorgete di qualcosa, dentro di voi non sta succedendo un solo evento, ma due. C'è quello che vedete, e c'è il pensiero silenzioso che lo state vedendo. La prima esperienza, senza la seconda, sarebbe cieca. La seconda, senza la prima, sarebbe vuota. La coscienza, sostiene Rosenthal, vive nell'incontro fra le due.
A presto,
Il Team di Quantyoum Letters 😊
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