Teoria sulla Coscienza di Mark Solms

Per molto tempo la spiegazione dominante è stata piuttosto chiara: la coscienza emerge dall’attività corticale. Più precisamente, dalle aree “alte” del cervello, quelle legate al pensiero, al linguaggio e alla percezione complessa.

Ma non tutti gli studiosi sono d’accordo.

Tra le prospettive più interessanti degli ultimi anni c’è quella proposta dal neuropsicologo e psicoanalista Mark Solms, che ribalta questa visione tradizionale.

Dr. Mark Solms

Secondo Solms, la coscienza non nasce nella corteccia cerebrale, ma in strutture molto più antiche e profonde del cervello: il tronco encefalico e i sistemi che regolano gli stati corporei fondamentali.

La sua idea centrale è semplice ma radicale:
la coscienza è, prima di tutto, sentimento.

Non pensiero, non percezione sofisticata, ma esperienza soggettiva legata agli stati interni del corpo: fame, dolore, piacere, paura, desiderio.

In questa prospettiva, essere coscienti significa “sentire di esistere”. E questo sentire nasce da sistemi neurali che monitorano continuamente il corpo e il suo equilibrio interno (omeostasi).

La corteccia, quindi, non sarebbe la fonte della coscienza, ma uno strumento che la arricchisce: aggiunge contenuti, immagini, pensieri… ma la base dell’esperienza soggettiva è già presente a un livello più profondo.

Un punto chiave della teoria di Solms è il ruolo degli affetti: stati emotivi fondamentali che guidano il comportamento. Questi stati non sono “accessori” della mente, ma il suo nucleo.

La coscienza, quindi, non sarebbe una macchina che elabora informazioni, ma un sistema che valuta continuamente ciò che è buono o cattivo per l’organismo.

In questo senso, Solms si collega anche alla tradizione della psicoanalisi, in particolare alle intuizioni di Sigmund Freud, cercando però di radicarle nelle neuroscienze moderne.

La sua proposta è anche una risposta implicita all’“hard problem of consciousness”: invece di chiedersi come nasca l’esperienza soggettiva dalla materia, Solms suggerisce che l’esperienza è già intrinseca ai sistemi biologici che regolano la vita.

Naturalmente, anche questa teoria è oggetto di dibattito.

Alcuni neuroscienziati sostengono che la coscienza richieda comunque il coinvolgimento della corteccia, soprattutto per le forme più complesse di esperienza. Altri mettono in discussione l’idea che gli affetti siano sufficienti a spiegare la ricchezza della coscienza umana.

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La coscienza potrebbe nascere non dal pensiero, ma dal sentire: dai sistemi profondi che mantengono in vita il corpo e gli danno valore.

Dr. Mark Solms

Anche se non esiste ancora un consenso definitivo, la teoria di Solms sta guadagnando attenzione perché propone un cambio di prospettiva radicale: sposta il centro della coscienza dalla mente che pensa al corpo che sente.

E, nel farlo, lascia aperta una domanda fondamentale:

la coscienza è qualcosa che il cervello calcola…
o è qualcosa che il corpo vive, momento per momento?

A presto,
Il Team di Quantyoum Letters 😊

Se questa idea ti ha fatto vedere la coscienza (e te stesso) in modo diverso, girala a qualcuno che senti potrebbe averne bisogno: a volte basta un nuovo modo di sentire le cose per cambiare tutto.