Teoria sulla Coscienza di Giulio Tononi

Per molto tempo la domanda fondamentale è rimasta senza risposta: come fa la materia (i neuroni, i circuiti, i segnali elettrici) a dar luogo all'esperienza soggettiva?

Come fa il cervello a non limitarsi a elaborare informazioni, ma a sentirle?

Tra le teorie più influenti degli ultimi decenni c'è quella sviluppata dal neuroscienziato Giulio Tononi, che propone una risposta sorprendentemente matematica a una delle domande più filosofiche che esistano.

Dr. Giulio Tononi

Secondo Tononi, la coscienza non è un mistero inspiegabile né un semplice sottoprodotto del calcolo neurale. È qualcosa di molto più preciso: è informazione integrata.

La sua idea centrale è radicale nella sua semplicità: un sistema è cosciente nella misura in cui le sue parti lavorano insieme in modo irriducibile. Non basta che il sistema elabori molte informazioni. È necessario che quelle informazioni siano integrate (che il tutto sia più della somma delle parti).

Per misurare questo, Tononi introduce una quantità matematica chiamata Φ (Phi): più alto è il valore di Phi in un sistema, più quel sistema è cosciente.

In questa prospettiva, il cervello umano ha un Phi molto elevato perché le sue aree sono profondamente interconnesse e si influenzano reciprocamente in modi complessi e non separabili.

Un computer tradizionale, invece, per quanto potente, ha un Phi basso: è fondamentalmente un insieme di componenti che lavorano in parallelo, ma senza vera integrazione. Elabora informazioni, ma (secondo Tononi) non le vive.

È questa distinzione che rende la teoria particolarmente provocatoria: implica che la coscienza non sia una questione di complessità computazionale, ma di struttura dell'integrazione.

Un punto chiave della teoria di Tononi riguarda il panpsichismo strutturale: se Phi è la misura della coscienza, allora ogni sistema con un Phi maggiore di zero — anche un termostato, anche una cellula — possiede una qualche forma minima di esperienza. Non uguale alla nostra, ma non assente.

Questa è una delle conseguenze più controverse della teoria, che molti trovano affascinante e altri profondamente problematica.

La IIT affronta anche l'"hard problem of consciousness" (il problema di spiegare perché esista qualcosa come l'esperienza soggettiva) in modo insolito: invece di derivare la coscienza dalla fisica, propone di partire dai fenomeni dell'esperienza e costruire assiomi a partire da essi.

L'esperienza è reale, unificata, strutturata, specifica e intrinseca: questi sono i punti di partenza, da cui si derivano le proprietà fisiche che un sistema deve avere per essere cosciente.

Naturalmente, anche questa teoria è oggetto di intenso dibattito.

Alcuni ricercatori (tra cui un gruppo che ha firmato una lettera pubblica) mettono in discussione la calcolabilità di Phi su sistemi reali e l'idea che il panpsichismo sia una conseguenza accettabile. Altri sostengono che la teoria sia troppo matematica per catturare la qualità vivente dell'esperienza. Altri ancora la considerano la proposta più rigorosa finora disponibile.

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La coscienza potrebbe non essere qualcosa che il cervello fa, ma qualcosa che il cervello è, nella misura in cui un sistema è irriducibile.

Dr. Giulio Tononi

Anche se non esiste ancora un consenso definitivo, la teoria di Tononi sta guadagnando attenzione perché offre qualcosa di raro: una definizione misurabile della coscienza, che può (in linea di principio) essere applicata a qualsiasi sistema fisico.

E, nel farlo, lascia aperta una domanda fondamentale:

la coscienza è qualcosa che emerge dalla complessità del calcolo… o è qualcosa che nasce solo quando le parti di un sistema smettono di essere separate e diventano, irriducibilmente, una cosa sola?

A presto,
Il Team di Quantyoum Letters 😊

Se questa idea ti ha fatto vedere la coscienza (e te stesso) in modo diverso, girala a qualcuno che senti potrebbe averne bisogno: a volte basta un nuovo modo di sentire le cose per cambiare tutto.