Teoria sulla Coscienza di Corrado Malanga

Per molto tempo la domanda è rimasta sospesa tra laboratori e sale di meditazione: se la coscienza non è un sottoprodotto dei neuroni, allora cos'è? E se fosse, al contrario, la materia stessa a essere un sottoprodotto della coscienza?

Esiste una prospettiva che non parte né dalla neurobiologia né dalla computazione, bensì dalla chimica organica e dalla simbologia. È quella di Corrado Malanga, ricercatore italiano ed ex docente di chimica organica all'Università di Pisa, autore di una delle teorie sulla coscienza più ricche di dettagli e, va detto subito, anche più discusse del panorama contemporaneo.

Corrado Malanga

Malanga non propone una teoria della coscienza nel senso accademico del termine. Il suo approccio è più ambizioso: sostiene che la domanda giusta non sia "come il cervello produce la coscienza?" ma "perché la Coscienza ha prodotto un universo in cui dimentichiamo chi siamo?"

Per spiegarlo, ricorre a un'analogia diretta. Immaginate un uomo molto ricco che voglia fare l'esperienza della povertà. Se si fa mandare una settimana in un villaggio dell’Africa più remota sapendo di essere ricco, non sta facendo davvero l'esperienza della povertà: la sta osservando. Ma se gli venisse data una “botta” in testa che gli cancellasse la memoria, e si ritrovasse lì credendo di essere davvero povero, allora sì, l'esperienza sarebbe autentica. Per Malanga, la Coscienza ha fatto esattamente questo con noi: ha costruito una realtà in cui dimentichiamo di essere parte del Tutto, perché solo dimenticandolo possiamo davvero farne esperienza.

E lo strumento attraverso cui costruisce questa "amnesia" è la dualità: giorno e notte, uomo e donna, sopra e sotto, dentro e fuori. Senza opposizione, sostiene Malanga, non c'è esperienza possibile.

In questo quadro, l'essere umano non è un'unità monolitica (nel mito, l’Androgino), ma il contenitore di tre componenti distinte, descritte con un linguaggio mutuato dalla fisica come grandezze vettoriali e tensoriali, ciascuna dotata di una propria forma di coscienza:

  • Spirito → Associato al tempo, alla direzione e alla continuità dell'esperienza. Dimensione logica e maschile del sé. Nella tradizione vedica è Shiva; nella simbologia mitica corrisponde al rosso e al fuoco.

  • Anima → Associata all'energia e simbolicamente al campo magnetico. È la dimensione femminile, creativa e sensibile, ciò che rende possibile l'esperienza stessa della coscienza. Nei Veda è Vishnu; nei miti è il blu e l'aria.

  • Mente → Associata allo spazio e simbolicamente al campo gravitazionale. È la componente androgina che organizza le informazioni e costruisce la nostra percezione del reale. Nei Veda è Brahma; nei miti è il verde e l'acqua.

Rappresentazione virtuale dei tensori e vettori elaborati dal Prof. Malanga.
(Tutte le sue ricerche sono disponibili, gratuitamente, sul suo sito personale: corradomalangaexperience.com)

Il corpo fisico, in questa visione, non è la parte essenziale dell'essere umano, ma soltanto un involucro temporaneo: una sorta di "cappotto" che, una volta consumato, viene semplicemente cambiato.

Le tre componenti — Spirito, Anima, Mente — costituirebbero quindi tre coscienze distinte ma interconnesse, che convivono all'interno di ciò che (secondo il Prof. Malanga, con una similitudine) la tradizione cristiana chiama "Santissima Trinità" e che Malanga reinterpreta simbolicamente come il corpo umano: il luogo in cui le tre dimensioni della coscienza si incontrano e interagiscono. L'obiettivo evolutivo, in questa visione, è la Coscienza Integrata: la riunificazione delle tre parti, e con essa il "ricordo" di essere il Tutto che osserva se stesso.

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Nel fare creiamo la nostra manifestazione ed osservandola ci ricordiamo chi siamo.

Prof. Corrado Malanga

Molte di queste idee derivano anche da circa trent'anni di lavoro con l'ipnosi regressiva, svolto insieme al dottor Valter Zunino.

La sua posizione è affascinante, ma profondamente problematica dal punto di vista del metodo scientifico. I critici sottolineano che l'intero impianto poggia su presupposti non falsificabili: come si verifica l'esistenza dell'Anima come "tensore"? Come si distingue operativamente una persona "integrata" da una che non lo è? E l'ipnosi regressiva, principale fonte di evidenze, è una metodologia che la psicologia clinica considera altamente inaffidabile per produrre dati oggettivi, perché sensibile alla suggestione e alla costruzione di falsi ricordi. Non a caso, la teoria non è accettata dalla comunità accademica.

Altri, al contrario, apprezzano proprio la radicalità del gesto: in un panorama culturale in cui la riduzione della coscienza a calcolo neurale viene spesso data per scontata, un approccio che reintroduce la dimensione spirituale con un lessico preso in prestito dalla fisica e dalla chimica costituisce (al netto delle sue fragilità epistemologiche) un tentativo di riaprire domande che il materialismo ha chiuso troppo in fretta.

A presto,
Il Team di Quantyoum Letters 😊

Se questa idea ti ha fatto vedere la coscienza (e te stesso) in modo diverso, girala a qualcuno che senti potrebbe averne bisogno: a volte basta un nuovo modo di sentire le cose per cambiare tutto.