Nei giorni scorsi è circolata una notizia con un titolo che promette molto: primo teletrasporto quantistico di un'immagine, su cento canali simultaneamente. Il lancio d'agenzia italiano aggiunge una frase che vale la pena riportare per intero, perché è il motivo di questa lettera:

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«i dati sono stati trasferiti in modo istantaneo»

Questa frase non è corretta. E non è un dettaglio da pignoli: è esattamente il punto che rende il teletrasporto quantistico un fenomeno straordinario e compatibile con la relatività.

Lo diciamo subito e senza sarcasmo, perché questo errore è comprensibilissimo e lo fanno in tanti. Persino una testata tecnica solida come IEEE Spectrum, raccontando lo stesso studio, scrive che l'informazione «sparisce da un posto e riappare da un'altra parte», salvo poi correggersi in una parentesi poche righe dopo. Il vocabolario di questo campo è una trappola, a partire dalla parola «teletrasporto».

In questa newsletter useremo soltanto il paper, i dati che contiene e le dichiarazioni dirette dei suoi autori. E alla fine troverete, come sempre, cosa lo studio non dice.

Cosa hanno fatto davvero

Il 20 agosto 2026 Physical Review Letters pubblica Hundred-Channel Reconfigurable Quantum Teleportation, primo nome Yanbo Lou, gruppo guidato da Jietai Jing della East China Normal University di Shanghai.

Il problema che affrontano è di banda, non di distanza. Il teletrasporto quantistico funziona da decenni, e si è già fatto su fotoni, atomi, qubit a stato solido, oltre i cento chilometri e persino da terra a un satellite. Quasi sempre però un canale alla volta. Una rete quantistica vera avrebbe bisogno di gestirne molti in parallelo, e finora ogni canale in più significava un apparato in più: rilevazione, elaborazione elettronica e modulazione separate per ciascuno.

Il gruppo di Jing aggira il problema così:

La griglia → Un ologramma generato al computer viene caricato su un modulatore spaziale di luce, che divide un fascio laser in una griglia 10 per 10 di modi spaziali distinti, cioè cento fascetti indipendenti, ciascuno controllabile per conto proprio. Sono i cento canali.

La risorsa → Viene preparata una griglia corrispondente di luce entangled, accoppiata modo per modo con la prima.

La mossa tecnica → Tutta l'elaborazione avviene per via ottica e in parallelo, invece di richiedere un circuito elettronico di correzione dedicato a ciascun canale. È questo, e non l'immagine, il vero contributo del lavoro.

Un solo fascio laser attraversa l'ologramma e ne esce diviso in cento fascetti indipendenti, disposti in una griglia dieci per dieci. Le intensità diverse dei singoli punti sono l'immagine.

Poi il test. Nei cento modi viene codificato il disegno della lettera Q: ogni modo si comporta come un pixel, e l'insieme delle intensità forma la lettera. Il gruppo trasferisce lo stato quantistico di tutti e cento i modi e ricostruisce la figura dall'altra parte.

Il numero che conta non è cento, è 0,60

Qui serve attenzione, perché è il dato che distingue un risultato quantistico da una fotocopia ben fatta.

Per misurare quanto bene lo stato ricostruito somigli a quello di partenza si usa la fedeltà, che va da 0 a 1. Il gruppo ottiene una fedeltà media di 0,60.

Detto così sembra mediocre. Non lo è, perché il termine di paragone non è 1, è un'altra soglia: il limite classico, che vale 0,52. È il massimo che si può ottenere senza usare l'entanglement, cioè misurando lo stato in arrivo e ricostruendolo con i mezzi ordinari. Superare quella soglia è la prova che l'entanglement ha fatto un lavoro che nessun metodo classico avrebbe potuto fare.

Gli autori mostrano che la fedeltà supera il limite classico su tutti e cento i modi spaziali, non in media e non su qualcuno.

Un altro dettaglio dice quanto sia concreto il lavoro: la griglia si è fermata a dieci per dieci non per ragioni di principio, ma perché il laser di pompa disponibile eroga circa un watt. Con più potenza si aggiungono modi. Il gruppo dichiara di puntare a mille canali.

Perché «teletrasporto» è un nome pessimo

E adesso il cuore della questione.

Nel 1993 Charles Bennett e cinque colleghi pubblicano l'articolo che fonda tutto il campo. Il titolo, per chi lo legge per intero, contiene già la risposta: Teletrasportare uno stato quantistico sconosciuto attraverso canali duali, classici e di Einstein-Podolsky-Rosen.

Duali. Due canali. Uno quantistico e uno classico. Sta scritto nel titolo dal primo giorno.

Ecco come funziona, in tre passaggi.

Primo: la risorsa condivisa → Chi invia e chi riceve possiedono ciascuno metà di una coppia entangled, preparata in precedenza. Questa metà, da sola, non contiene nessun messaggio: misurandola si ottengono risultati casuali.

Secondo: la misura che distrugge → Chi invia esegue una misura congiunta sulla propria metà e sullo stato da trasferire. Questa misura distrugge lo stato di partenza. Non esiste una copia: la meccanica quantistica lo vieta, ed è il teorema di non clonazione. L'originale non resta indietro, sparisce.

Terzo: il messaggio ordinario → La misura produce un risultato, che è informazione classica normalissima. Quel risultato va spedito a chi riceve con un mezzo qualunque: una fibra ottica, un impulso luminoso, in linea di principio una telefonata. E quel mezzo viaggia al massimo alla velocità della luce. Solo dopo averlo ricevuto, chi sta dall'altra parte sa quale correzione applicare alla propria metà, e ottiene lo stato.

In alto il legame entangled, già stabilito da prima e immobile: non porta nessun messaggio. In basso il canale classico, dove l'impulso sta ancora viaggiando e non è arrivato. È il secondo a decidere quando qualcosa accade, ed è il secondo a rispettare il limite della luce.

Il punto decisivo è cosa succede senza il terzo passaggio. Chi riceve ha in mano soltanto rumore. Non una versione degradata, non un'immagine sfocata: rumore casuale, indistinguibile da qualunque altro. L'informazione non è lì ad aspettare di essere sbloccata. Non c'è proprio.

A sinistra lo stato di partenza. Al centro quello che ha in mano chi riceve finché il messaggio classico non arriva: rumore puro, non una versione sbiadita. A destra lo stato ricostruito dopo che il messaggio è arrivato.

Questo risultato ha un nome, teorema di non comunicazione, ed è un pilastro della fisica quantistica: le correlazioni quantistiche, da sole, non trasportano alcuna informazione. Nessun messaggio, mai, in nessuna configurazione.

Quindi sì: qualcosa di simultaneo in questa storia esiste davvero, ed è la correlazione fra le due metà entangled. È da lì che nasce l'equivoco, ed è un equivoco onesto. Ma quella simultaneità non porta con sé nessun dato, e finché non arriva il messaggio classico, che viaggia come tutto il resto, dall'altra parte non compare niente.

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Non va inteso come un'immagine che sparisce da un posto e appare da un altro. Nel nostro esperimento l'immagine è codificata in una matrice 10 per 10 di modi spaziali ottici. Ogni modo può essere considerato un pixel. Più precisamente, l'informazione trasferita dal teletrasporto quantistico è lo stato quantistico a variabile continua del campo ottico in ciascun modo spaziale.

Jietai Jing, autore senior dello studio

Cosa questo studio non dice

Non dice che qualcosa abbia viaggiato più veloce della luce. Il protocollo richiede un canale classico, e quel canale rispetta il limite della relatività come qualunque altra cosa. Nessun esperimento di teletrasporto quantistico, mai, ha trasmesso informazione a velocità superluminale, e nessuno se lo aspetta.

Non dice che sia il primo teletrasporto di un'immagine. Il primato che gli autori rivendicano è un altro, ed è formulato con precisione da Jing: il maggior numero di canali di teletrasporto indirizzabili in modo indipendente mai dimostrati simultaneamente. È una cosa diversa, ed è comunque notevole.

Non dice che sia stata trasportata materia. Nessun fotone attraversa lo spazio intermedio portando il disegno. Viene trasferito uno stato, cioè un insieme di proprietà, su particelle che stavano già dall'altra parte.

Non dice che l'internet quantistica sia arrivata. È un esperimento da laboratorio, su un banco ottico, con una fedeltà di 0,60 e una griglia limitata dalla potenza del laser. È un passo di architettura, non un prodotto.

E non dice che l'originale sia stato copiato. Al contrario: lo stato di partenza viene distrutto nel processo. Se fosse possibile copiarlo, salterebbe mezza meccanica quantistica.

Il punto

A luglio, in queste lettere, abbiamo dedicato un numero intero a spiegare cosa dimostra davvero l'esperimento della doppia fenditura, e cosa invece gli viene fatto dire. Questa è la stessa storia con attori diversi, e la radice è la medesima: la fisica quantistica ha ereditato un vocabolario preso in prestito dalla fantascienza.

«Teletrasporto» evoca una capsula, un corpo che sparisce e ricompare. In realtà quello che accade è più simile a un fax molto strano: la macchina che invia tritura l'originale mentre lo legge, e la macchina che riceve non può stampare niente finché non arriva, su una normalissima linea telefonica, l'istruzione che le dice come muoversi.

E quando si capisce come funziona per davvero, la cosa curiosa è che non diventa meno affascinante. Diventa più strana, non meno. Non c'è nessuna scorciatoia attraverso lo spazio, nessuna magia che aggiri la velocità della luce. C'è invece una cosa più sottile: due parti del mondo possono condividere in anticipo una risorsa che, al momento giusto, permette di ricostruire altrove uno stato che qui è stato distrutto, con una fedeltà che nessun metodo ordinario potrebbe raggiungere.

Non serviva togliere il limite della luce per rendere questa storia interessante. È interessante proprio perché quel limite regge.

A presto,
Il Team di Quantyoum Letters 😊

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